70 anni di prigionia in Babilonia

70 anni di prigionia in Babilonia
I babilonesi si impadronirono della città di Gerusalemme nel 586 a.C., distrussero il Tempio e deportarono in esilio molti dei cittadini più importanti. Il profeta Geremia, che aveva predetto la caduta di Gerusalemme, venne arrestato e trasportato in Babilonia insieme ad altri prigionieri.

La deportazione fu un evento drammatico per il popolo ebraico, che vide la fine della sua indipendenza politica e religiosa. I prigionieri erano costretti a lavorare nei campi o come artigiani per i loro carcerieri, ma riuscirono comunque a mantenere vivo il proprio culto e la propria identità culturale.

Nel 539 a.C., il re cambiano Persiane Ciro conquistò Babilonia e permise agli Ebrei di tornare a Gerusalemme. Molti decisero di rimanere in Babilonia, dove avevano trovato una nuova patria.

Il 70° anniversario della prigionia in Babilonia è un evento importante per ricordare e commemorare il sacrificio di migliaia di ebrei che furono deportati dalla loro patria e costretti a vivere in condizioni estremamente difficili.

Per molti di loro, la Babilonia era un luogo di esilio, dove erano separati dalle famiglie e costretti a vivere in condizioni estremamente difficili. Tuttavia, anche se la prigionia fu breve, i prigionieri furono trattati brutalmente e molti morirono durante la detenzione.

I sopravvissuti alla deportazione hanno raccontato le loro storie agli storici e queste testimonianze sono state fondamentali per comprendere cosa accadde realmente durante la prigionia. Le storie dei sopravvissuti ci hanno permesso di capire come gli ebrei affrontarono la deportazione e la prigionia, nonché il modo in cui si adattarono alla nuova situazione.

Le testimonianze dei sopravvissuti ci hanno anche permesso di comprendere il ruolo della religione nella vita degli ebrei durante la prigionia. La religione ebrea ha infatti svolto un ruolo importante nella vita dei deportati, poiché è stata una delle poche cose che li ha aiutati a mantenere la speranza e a resistere alle brutali condizionisull’esilio babilonico.

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